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Generazione Casadei

Eravamo convinti che tutti gli italiani avessero un’Italia-Germania da raccontare o da ricordare. Ma, evidentemente, non è più così...

Foto di copertina: una targa celebratica della finale 1982 a Maiori (credit: Franzk – Opera propria, CC BY-SA 4.0, da Wikipedia)

Cesare Casadei ci ha messo tutti a sedere, in un angolo: boomer, Generazione X, vari ed eventuali, evidentemente si può essere calciatori di livello internazionale e giocare in Nazionale – pronti a scendere in campo proprio contro la Germania – pur non sapendo di cosa si stia parlando quando si parla dell’urlo di Marco Tardelli. Amen, e l’epitaffio giusto, verrebbe da dire definitivo, è quello in diretta di Paola Ferrari, «di non non resterà nulla», che riporta peraltro a una delle più struggenti e malinconiche poesie di Pablo Neruda, Sarà come non fossimo mai stati

Di grazia: non chiedete a Casadei chi sia stato Pablo Neruda, non ce la  meritiamo un’altra risposta di quel tipo, ma in fondo quella risposta è un monito e, a prescindere dalla consapevolezza che poi il calciatore azzurro si sia informato, più che una gaffe – come l’hanno definita alcuni giornali – si tratta di un segno dei tempi, e allora dovremmo chiederci anche noi diversamente giovani fino a quando avrà senso andare avanti con una serie di riferimenti calcistici che a tanti veri giovani e giovanissimi non dicono sostanzialmente nulla: se oggi quello che poi noi è l’urlo per antonomasia fa questo effetto su ragazzi che però utilizzano lo slogan “fare calcio” attribuendolo correttamente all’influencer oggi più in voga, beh, forse non siamo sbagliati, ma di sicuro abbiamo sbagliato tutto e non ce ne rendiamo conto.

Lorenzo Longhi
Emiliano, ha esordito con il primo quotidiano italiano esclusivamente web nel 2001 e, da freelance, ha vestito (e smesso) casacche anche prestigiose. Di milioni di righe che ha scritto a tamburo battente gran parte è irrilevante. Il discorso cambia quando ha potuto concedersi spazi di analisi.