Monografia

ItaliaGermaniaquattroatre

La sfida tra azzurri e tedeschi vive e rivive nella cultura popolare, non solo italiana, dal secondo dopoguerra. Entrando, tra luoghi comuni e sfottò, nel profondo del nostro immaginario collettivo

Gli inglesi sono soliti dire che «Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine vince sempre la Germania», frase attribuita a Gary Lineker, bomber della nazionale inglese. L’ultima sconfitta – la seconda – italiana, amichevoli a parte, contro la Germania è di giovedì 20 marzo in Nations League, che fa seguito a quella del 14 giugno 2022, sempre in Nations League, per 5-2, per il resto in gare ufficiali non abbiamo mai perso, escludendo la sconfitta ai rigori dei quarti di finale dell’Europeo 2016. Contro la Germania, allora Ovest, abbiamo giocato la “partita del secolo” nel 1970 (4-3 allo stadio Azteca), vinto il Mondiale del 1982 in finale (3-1) e la semifinale del 2006 a Dortmund (0-2) prima di vincere il quarto titolo iridato contro la Francia ai calci di rigore, colorando di azzurro il cielo di Berlino. Nell’immaginario collettivo, quando affrontiamo la Germania, siamo rimasti fermi al film di Totò del 1962 “I due colonelli” diretto da Steno: «Badate colonello, io ho carta bianca», afferma solenne il tedesco, «E ci si pulisca il culo!» è la pronta replica dell’italiano.

Eppure questa rivalità calcistica è entrata profondamente nella nostra cultura popolare, al di là dei tanti libri sportivi, fiction e non fiction, e di narrativa scritti sull’argomento, in particolare su ItaliaGermaniaquattroatre, scritto rigorosamente tutto attaccato.

In questo senso è indicativo il film di Andrea Barzini “Italia-Germania 4-3” del 1990 con Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Cederna e Massimo Ghini: Federico, Antonio e Francesco, …

Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.