Quello del portiere è sempre stato un ruolo atipico, un ruolo che è cambiato nei decenni cambiando il regolamento, con questo anche quello dei dodicesimi, ieri panchinari a vita, oggi eroi imprevedibili di partite e competizioni, lì dove la differenza tra titolare e panchinaro si è rarefatta sempre di più. Per una disamina completa sull’argomento The SpoRt Light ha intervistato Nicola Calzaretta, avvocato, giornalista e scrittore. Autore, tra gli altri de Le cose perdute del calcio e, in particolare, Secondo… me. Una carriera in dodicesimo, dedicato a Luciano Bodini e ai portieri panchinari di un’altra generazione.
Quello di portiere che ruolo era e che ruolo è negli equilibri di campo e spogliatoio?
«Era un ruolo che… agli albori del calcio nel diciannovesimo secolo nemmeno esisteva, per come poi lo abbiamo concepito per decenni noi. C’era una sorta di ‘portiere volante’, solo nel 1912 l’uso delle mani è stato confinato all’area di rigore e sono nati i primi specialisti. Questo per dire che il portiere ha avuto vita dura e singolare fin dall’origine. Diciamo che fino al 1992, anno in cui gli fu vietato di ricevere con le mani il retropassaggio volontario del compagno, il numero uno ha rappresentato il romanticismo più puro del gioco del pallone. L’uso delle mani, il volo, i tuffi. Quel suo essere solo e solitario. Un misto di acciaio e caucciù, con spalle grandi per reggere il peso delle enormi responsabilità. Questo tocca al portiere. In campo, come nello spogliatoio, deve saper infondere sicurezza ed essere un approdo sicuro, con una giusta dose di follia. Tutto ciò rimane anche adesso, sebben…